Dal magazzino alle montagne piacentine: la storia di “Sentieri Piacentini”, il format che racconta il territorio con autenticità e passione
Chi è Roberto Salini e come nasce “Sentieri Piacentini”?
Ho 58 anni, lavoro come magazziniere e da sempre coltivo una grande passione per i viaggi, l’avventura e la montagna, accompagnata naturalmente da fotografia e video.
“Sentieri Piacentini” nasce quasi per gioco nel 2020 come progetto sviluppato all’interno del gruppo fotografico Facebook “La Fenice”, di cui sono stato tra i fondatori e oggi sono l’unico amministratore.
All’epoca realizzava brevi filmati di viaggio e vacanza, poi trasmessi da Telelibertà. Da lì ho avuto l’idea di fare un passo avanti: non più singoli video, ma un vero e proprio format in più puntate dedicato alla montagna, in particolare alle montagne piacentine. Da qui il titolo.
Il successo è arrivato in modo inaspettato: Telelibertà ha commissionato una seconda stagione, poi una terza e così via. Oggi siamo arrivati a sei stagioni per un totale di cinquantacinque puntate
Qual è il pubblico di “Sentieri Piacentini”?
Non esiste un unico utente tipo; c’è l’appassionato di montagna che segue il programma per ripercorrere i sentieri, ma anche la persona anziana che rivive i ricordi di un tempo, chi è originario di quei luoghi ma oggi vive lontano, oppure chi semplicemente ama il territorio e scopre angoli che non conosceva.
Molti spettatori mi scrivono e mi fermano anche per strada. In tutti percepisco una forte gratitudine per aver raccontato le bellezze naturali della nostra terra.
Di quale puntata sei più fiero?
È difficile sceglierne una sola. Ci sono episodi che ricordo con particolare orgoglio: “La Penna in bianco”, con un innevamento eccezionale sul Monte La Penna; la puntata al Monte delle Tane con l’incontro ravvicinato con un saettone di quasi due metri; le notti in tenda al Lago di Giacopiane; il mare di nuvole in Val Trebbia e il tramonto sull’Armelio, ogni puntata ha qualcosa di unico
Come scegli i percorsi?
Non è facile, ogni itinerario deve essere abbastanza lungo da costruire una puntata completa e includere elementi interessanti: una vetta, una cascata, un borgo o un villaggio abbandonato. Inoltre devo evitare percorsi già utilizzati in precedenza. Fortunatamente il territorio piacentino offre una grande varietà di scenari.

Che attrezzatura utilizzi per i video?
Lavorando da solo devo viaggiare leggero. Utilizzo due action cam per le riprese frontali e in soggettiva, una telecamera a 360° per le riprese in movimento e, naturalmente, la macchina fotografica. L’obiettivo è restare autonomo senza attrezzature troppo ingombranti o delicate.
Come è cambiato il progetto nel tempo?
Dalla prima stagione sono cresciuto molto. Le puntate sono passate da 20–25 minuti a 60–70 minuti e il racconto è diventato più approfondito, con curiosità, informazioni e contesto sui luoghi visitati, ed è anche aumentato il lavoro di preparazione e ricerca. Quello che invece è rimasto invariato è lo spirito autentico: mostro la montagna così com’è davvero. Non un’esperienza patinata, ma reale. Si suda, si sbaglia strada, si affrontano pioggia, vento e fatica. È questo che rende il racconto credibile.
Un momento difficile?
Qualche difficoltà capita, soprattutto con l’esperienza in montagna che ormai è frequente. Durante le riprese, però, ho sempre avuto molta attenzione. In alcune occasioni ho sbagliato percorso allungando il tragitto, altre volte sono rientrato al buio o ho trovato condizioni meteo impegnative, come il vento forte sul Monte Aiona o il ghiaccio sulla ferrata del Penna.
Il ricordo più bello?
Senza dubbio la notte in tenda al Lago di Giacopiane: il tramonto e l’alba hanno cancellato la fatica di un’escursione impegnativa.
Un episodio divertente?
Nel mio canale YouTube c’è un mini extra con cadute, errori e gaffe. Ma l’episodio più curioso resta quello della sesta stagione, quando a metà giornata mi sono accorto di aver dimenticato a casa la protesi dentale. Ho girato tutta la puntata senza un incisivo. È la montagna anche questa.

Cosa vorresti migliorare?
Sono molto critico con il mio lavoro, quindi non sono mai completamente soddisfatto. Il progetto è cresciuto molto e si è avvicinato sempre di più all’idea iniziale: raccontare la montagna in modo autentico, trasmettendo passione e amore per il territorio piacentino.
Ci sarà una settima stagione?
Al momento non è prevista, mi sono preso una pausa e sto tornando a vivere la montagna senza telecamera, per il semplice piacere di farlo. Ma non escludo un ritorno: in fondo “Sentieri Piacentini” mi manca.







































