Feder Cammini
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Bianchini (Bianco) e il suo gruppo: quattro giorni di cammino tra i paesaggi del Gran Sasso e la memoria di tre amici e compagni di viaggio

Ci sono cammini che non si percorrono solo con le gambe. Si attraversano con la memoria, con quello che resta e con quello che continua a vivere, passo dopo passo.

Giuseppe Bianchini di Miradolo Terme, borgo che chiude la parte pavese della Via Francigena, Mauro Romanoni, Nicola Ascheri, Mario De Vecchi, Gianbattista Faraldi e Maurizio Giavardi sono partiti il 28 aprile e, quattro giorni dopo, hanno concluso il loro cammino lungo il Gran Sasso, percorrendo 61 chilometri tra paesaggi, silenzi e riflessioni. Un viaggio lento, consapevole, dedicato a tre amici scomparsi e compagni di cammino — Nando, Sandro e Roby, venuto a mancare di recente.

«Non erano solo amici: erano parte del cammino. E continuano ad esserlo

Un’esperienza che si inserisce pienamente nella filosofia del turismo lento, dove ogni passo ha un significato e ogni sosta diventa occasione di incontro, ricordo e riflessione.


La bellezza aspra del Gran Sasso

Il viaggio prende vita nel cuore del Gran Sasso d’Italia, tra gli spazi aperti e potenti di Campo Imperatore, dove lo sguardo si perde fino al Corno Grande.

«La prima tappa del Cammino del Gran Sasso è davvero un piccolo “paradiso” montano. Zaino in spalla e cuore leggero: qui dove la terra tocca il cielo, inizia la nostra avventura tra i giganti dell’Appennino.»

Il passaggio nel Canyon dello Scoppaturo — reso celebre dal film Lo chiamavano Trinità — aggiunge un tocco iconico a una prima tappa che ha il sapore della scoperta continua.

Ma è al Ristoro Mucciante che il cammino incontra la sua dimensione più autentica.

«Mangiare gli arrosticini cotti da soli sulle fornacelle e circondati dall’immensità di Campo Imperatore, che regala un senso di libertà unico. È il vero spirito del Gran Sasso: genuino, spartano e incredibilmente panoramico»

La tappa si chiude nel suggestivo borgo di Monte Castello, primo tassello di un percorso che diventa racconto.


Tra borghi sospesi nel tempo

La seconda tappa, da Castel del Monte a Santo Stefano di Sessanio, attraversa uno dei tratti più suggestivi dell’intero cammino.

Qui il passo rallenta, si fa contemplativo, pienamente immerso nello spirito del viaggio lento.

«E’ un procedere lento tra il silenzio delle alture e l’abbraccio delle rocce, culminando nella vista della Rocca che vigila solitaria, come un ponte sospeso tra la terra e il cielo d’Abruzzo.»

Il momento simbolico arriva a Rocca Calascio, a circa 1.500 metri di quota: una presenza imponente e solitaria, che domina il paesaggio e sembra vigilare sul passaggio dei viandanti.


Una tappa breve, ma carica di significato

Da Santo Stefano di Sessanio a Barisciano il cammino si accorcia nei chilometri ma si intensifica nelle sensazioni.

Undici chilometri tra storia e natura, passando per il Colle San Sambuco e i resti dell’antico castello-recinto che domina dall’alto.

«È una tappa breve, quasi un sospiro, che non mette alla prova il corpo ma nutre l’anima, preparandola all’abbraccio finale dell’ ultima tappa.»

Un passaggio quasi sospeso, che accompagna verso l’ultima giornata.


La “Tappa del Silenzio”

L’ultima tratta, da Barisciano a Fonte Cerreto, è conosciuta come la “Tappa del Silenzio”.

Diciassette chilometri attraversano luoghi simbolici come l’ex Convento di San Colombo, i Piani di Fugno e il Lago di Filetto, fino al Rifugio Montecristo e alla cresta di Valle Fredda.

È qui che il cammino si fa ancora più essenziale, più intimo, più lento.

«Il silenzio non è vuoto. È pieno di tutto quello che porti dentro.»

L’ultima discesa tra boschi e radure accompagna i camminatori verso la conclusione del percorso, ma non verso una fine interiore.


Un percorso iniziato anni fa

Quella del Gran Sasso è solo l’ultima esperienza di un cammino più lungo, iniziato anni fa e costruito passo dopo passo.

2021: Cammino di San Colombano
2022: Via degli Dei
2023: da Siena ad Assisi lungo Via Francigena e Via di Francesco
2024: trekking all’Isola d’Elba
2025: traversata da Genova a Portovenere lungo il Sentiero Liguria

Un percorso fatto di chilometri, ma soprattutto di relazioni e memoria, costruito nel tempo e custodito nel ricordo di amicizie mai dimenticate.


Camminare per non dimenticare

«Il Gran Sasso non è solo una montagna, è un’unione tra paesaggi sconfinati e silenzi che rigenerano l’anima»

E in quei 61 chilometri, tra vento, pietra e cielo, il cammino non si esaurisce con l’arrivo.

Perché certi legami non si interrompono mai: continuano passo dopo passo, nei sentieri percorsi e in quelli che verranno.

Nando, Sandro e Roby non sono stati solo ricordati. Erano lì, in ogni salita, in ogni sosta, in ogni silenzio e così hanno continuato a camminare, tutti insieme.

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