Cammino Raduno
Cammino Raduno

Il suo primo Cammino di Santiago nel 1996, poi decine di pellegrinaggi. L’ultimo nel 2018, a 70 anni. Oggi fa ancora l’ospitaliero.

Oltre 20 mila chilometri in vent’anni: è l’incredibile cammino di Bruno Bosia, priore del capitolo piemontese della Confraternita di San Jacopo di Compostella. Capelli e barba bianca, conchiglia d’oro al collo, un paio di sandali ai piedi. Lo incontrammo la prima volta cinque anni fa a Genova, in occasione del 15° incontro compostellano. Da subito si intuiva che di strada ne aveva fatta tanta, non solo per il suo aspetto, ma soprattutto per l’esperienza accumulata.

Bruno Bosia

Abbiamo ricontattato Bruno Bosia, 75 anni compiuti a maggio per ripercorrere i suoi lunghi pellegrinaggi. Dal 2018 ha appeso i sandali al chiodo ma è sempre al servizio dei pellegrini e della Confraternita di San Jacopo di Compostella. Ogni anno presta servizio come ospitaliero sul Cammino di Santiago a San Nicolàs de Puente Fitero. La sua è una storia in cammino che merita di essere ripercorsa.

“Il mio primo cammino – racconta il priore piemontese – è stato nel 1996, quando è mancata mia madre. Sono partito in suo onore, tre mesi dopo, il 1 aprile da Le Puy-en-Velay e sono arrivato a Santiago de Compostela il 25 maggio, percorrendo 1530 chilometri”

Il primo di un lungo elenco di viaggi a piedi le cui tracce sono segnate in un foglietto custodito gelosamente nel portafoglio.

“Ci sono arrivato tra tante sofferenze, mai nessuno mi aveva dato indicazioni, avevo male alle caviglie, tante bruciature sulle mani perché camminavo con i due bastoni e – confessa Bruno –arrivando a Santiago, guardando la Cattedrale, tra le copiose lacrime, ricordo di aver detto: “io 99 su 100 non lo rifarò più”.

Le ultime parole famose. Invece da quel momento Bruno è diventato un pellegrino e, all’alba dei 70 anni, non aveva ancora smesso di camminare. Nel 2016 è partito da Fatima per raggiungere Santiago, il suo 14° cammino. Dopo quel viaggio, Bruno aveva già percorso oltre 17 mila chilometri sulle orme dell’apostolo San Giacomo e nel 2018 l’ultimo cammino arrivando così a circa 20 mila chilometri. Tutti indossando un paio di sandali.

“Ognuno cammina con le scarpe con cui è abituato – sottolinea il priore – l’importante è averne un paio alla sera per fare respirare il piede ed eventualmente indossarli quando ci sono i pezzi d’asfalto. Ho visto gente con problemi ai piedi camminare con le infradito, se appoggi male il piede comprometti il cammino”.

Alla domanda su quali cammini avesse percorso la risposta è una di quelle che ti lascia in silenzio, assorto ad ascoltare

“Tutti, tranne uno: quello inglese, perché è troppo corto – risponde sorridendo il priore – Mentre ho trovato più difficile il Primitivo. Io abito in provincia di Novara e casa mia è stato spesso un punto di inizio. Come quando ho percorso la Via Francigena o partito e arrivato a Roma, ho percorso da Roma a Santa Maria Di Leuca. Nel 2010, nell’anno santo compostellano, sono ripartito da casa alla volta di Santiago e ho camminato con la Confraternita”.

Un lungo peregrinare che ha portato più volte Bruno sulla via Tolosana, la via Podiense, la Via della Plata, il cammino portoghese e altri ancora.

Quale cammino si porta ne cuore fra tutti quelli fatti?

“Tutti ma il più bello è la via Podiense che ho rifatto tre volte e quando parto è sempre la prima volta”.

Quando e quale è stato il suo ultimo cammino?

Nel 2016 ho fatto il Cammino della Gran Madre, da Trivero ad Oropa in provincia di Biell, organizzato dalla Confraternita. L’ultimo cammino è stato nel 2018 ed ho percorso il Cammino Inglese.

Qual è il segreto per affrontare così tanti chilometri?

“Deve esserci una motivazione. La testa è quella che conta. A parte i cammini di Confraternita normalmente li faccio da solo”.

Silvia Iuliano / Massimiliano Scala

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