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Il provvedimento, nato per contrastare la violenza giovanile, finisce nel mirino di escursionisti e associazioni di montagna. Il CAI Alto Adige: “Norma sproporzionata, così si penalizza chi vive la natura”.

Dal 25 febbraio è entrata in vigore una norma destinata a far discutere e a incidere concretamente sulle abitudini di migliaia di escursionisti, camminatori e appassionati di vita all’aria aperta.

Il nuovo decreto sicurezza introduce infatti un divieto netto: non è più consentito portare fuori dalla propria abitazione coltelli pieghevoli con meccanismo di blocco della lama se questa supera i 5 centimetri. Una misura pensata per contrastare fenomeni di violenza urbana, in particolare tra i più giovani, ma che nella pratica coinvolge anche chi utilizza questi strumenti in contesti del tutto leciti, come sentieri, boschi e ambienti montani.


Cosa cambia

Il provvedimento si concentra su una tipologia molto diffusa: coltelli pieghevoli con lama bloccabile, punta acuta e apertura facilitata, spesso utilizzati da escursionisti e campeggiatori per attività quotidiane.

Rientrano nella norma anche modelli di dimensioni contenute, poco più grandi dei classici coltellini multiuso, da sempre considerati strumenti indispensabili per chi frequenta la natura.

Paradossalmente, resta invece consentito il porto di coltelli a lama fissa fino a 8 centimetri: strumenti che, non essendo richiudibili, potrebbero risultare persino meno sicuri in alcune situazioni. Una contraddizione che alimenta il dibattito e le critiche.


Le sanzioni previste

Le conseguenze per chi viola la norma sono tutt’altro che marginali:

  • Reclusione fino a 3 anni
  • Ammenda da 1.000 a 10.000 euro
  • Sospensione della patente di guida e del porto d’armi

Per i minori, le sanzioni amministrative (tra 200 e 1.000 euro) possono ricadere sui genitori.

Ancora più severe le pene per il porto di coltelli a lama fissa superiori agli 8 cm, con reclusione da 6 mesi a 3 anni.


Il nodo del “giustificato motivo”

Uno degli aspetti più critici della norma è l’assenza di una clausola di “giustificato motivo”.

In passato, l’utilizzo di strumenti potenzialmente pericolosi poteva essere giustificato da esigenze lavorative, sportive o legate al contesto. Oggi, invece, il testo non prevede deroghe esplicite.

Questo significa che anche un escursionista con un coltellino nello zaino, utilizzato per necessità pratiche durante un cammino, rischia teoricamente sanzioni penali.

Un vuoto normativo che, secondo molti osservatori, penalizza proprio chi utilizza questi strumenti in modo responsabile e consapevole.


La posizione del CAI Alto Adige

Tra le voci più critiche si leva quella del Club Alpino Italiano dell’Alto Adige. Il presidente, Carlo Alberto Zanella, ha definito il provvedimento “un’assurdità”, sottolineando come la norma sia stata elaborata senza un reale confronto con chi vive la montagna.

“Questi coltelli sono strumenti utilissimi e in alcuni casi possono persino salvare vite”, ha dichiarato.

Le situazioni in cui un coltello può rivelarsi fondamentale sono numerose:

  • tagliare una corda o un laccio in caso di emergenza
  • intervenire rapidamente su una ferita
  • liberare un animale impigliato
  • preparare un fuoco in condizioni critiche

Senza dimenticare l’uso quotidiano, come quello dei cercatori di funghi, che utilizzano il coltello per tagliare alla base senza danneggiare il micelio.


Un precedente che fa riflettere

Zanella richiama anche un altro caso discusso nel mondo outdoor: l’obbligo di dotazioni di sicurezza come pala e ARVA per alcune attività invernali.

“Capisco il divieto nei contesti urbani o scolastici – ha osservato – ma ancora una volta il legislatore rischia di esagerare, senza distinguere tra situazioni completamente diverse”.


Il percorso in Parlamento

Il decreto è ora all’esame del Senato per la conversione in legge. In questa fase si aprono spiragli per possibili modifiche.

Il senatore Meinhard Durnwalder ha già annunciato l’intenzione di presentare emendamenti per correggere la norma, introducendo una maggiore distinzione tra contesti urbani e ambienti naturali.

Anche altri parlamentari starebbero lavorando a proposte simili, con l’obiettivo di evitare che la norma penalizzi in modo indiscriminato escursionisti e professionisti dell’outdoor.


Sicurezza urbana vs cultura della montagna

La ratio del provvedimento è chiara: limitare la diffusione di strumenti potenzialmente pericolosi tra i giovani e ridurre episodi di violenza.

Tuttavia, la formulazione attuale non distingue tra il porto di un coltello in una piazza cittadina e quello lungo un sentiero di montagna, dove lo stesso oggetto assume una funzione completamente diversa: pratica, preventiva, talvolta vitale.

È proprio su questo equilibrio che si giocherà la partita nei prossimi mesi.

Perché, come spesso accade, la sfida non è solo normativa, ma culturale: trovare un punto di incontro tra sicurezza e libertà responsabile, tra prevenzione e buon senso.

Il dibattito è aperto. E riguarda da vicino chiunque scelga, ogni giorno, di mettersi in cammino.

IA

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