Feder Cammini
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Mentre il turismo balneare e montano muove milioni, i cammini restano un fenomeno di nicchia, incapace di fare sistema

C’è una narrazione comoda, rassicurante, quasi narcotica: quella secondo cui il mondo dei cammini italiani sarebbe in piena espansione, una nuova frontiera del turismo lento, una rivoluzione gentile capace di cambiare il modo di viaggiare e persino di vivere. È una narrazione che funziona bene nei convegni, nei post social, nelle brochure istituzionali. Ma che, se osservata con un minimo di freddezza analitica, mostra crepe evidenti.

La verità è più semplice e, per certi versi, scomoda: i cammini italiani restano un fenomeno di nicchia. Una nicchia affascinante, certo. Culturalmente rilevante. Ma pur sempre una nicchia.

Basta un confronto brutale, quasi impietoso, per rendersene conto. Prendiamo il turismo balneare, quello montano o le grandi manifestazioni enogastronomiche: in Italia milioni di persone affollano spiagge, comprensori sciistici e festival in pochi giorni. Un evento di richiamo nazionale genera numeri che l’intero sistema dei cammini fatica a raggiungere in mesi, talvolta in anni.

Eppure, nel mondo dei cammini, si continua a ragionare come se si fosse al centro del sistema. Come se ogni inaugurazione, ogni nuova variante, ogni tratto “riscoperto” fosse di per sé un evento epocale. È qui che emerge una delle principali debolezze strutturali: una diffusa autoreferenzialità.

Non è solo entusiasmo. È, più precisamente, una forma di autocelebrazione permanente. Ogni cammino racconta sé stesso come unico, irripetibile, imprescindibile. Ogni territorio costruisce il proprio piccolo racconto epico. Ma raramente questi racconti dialogano tra loro. Raramente fanno sistema.

Il risultato è una frammentazione quasi endemica. Una costellazione di iniziative che brillano singolarmente ma non riescono a diventare galassia. E in un contesto competitivo globale – dove il Cammino di Santiago continua a rappresentare un riferimento strutturato e riconoscibile – questa dispersione pesa.

Perché il punto non è quanti cammini esistono in Italia. Il punto è quanti riescono davvero a essere percepiti come parte di un sistema coerente. E la risposta, oggi, è: pochi.

Proprio qui entra in gioco lo sforzo di FederCammini, un’iniziativa che tenta di rompere la logica frammentata del settore. L’associazione lavora per mettere in rete percorsi, territori, progetti e operatori, cercando di costruire una visione condivisa e coerente dei cammini italiani. È un lavoro complesso, che va nella direzione opposta rispetto alla logica dominante: meno protagonismi locali, più sistema, meno autocelebrazione e più strategia.

Ma proprio qui sta il nodo. Fare rete significa rinunciare a una parte della propria centralità percepita. Significa accettare che il proprio cammino non sia “il” cammino, ma uno dei tanti. Significa passare da una logica identitaria a una logica strategica. E questo passaggio, nel mondo dei cammini italiani, non è ancora compiuto.

Si preferisce spesso restare in una dimensione di consenso ristretto ma gratificante: eventi partecipati, comunità locali coinvolte, narrazioni positive. Tutto legittimo. Ma insufficiente se l’obiettivo è uscire dalla marginalità.

Perché la realtà, al netto della retorica, è che i cammini in Italia non fanno massa critica. Non influenzano realmente i grandi flussi turistici. Non incidono, se non marginalmente, sulle dinamiche economiche nazionali. E soprattutto non parlano con una voce unica.

Finché prevarrà questa logica – una somma di monologhi più che un dialogo – il settore resterà confinato in una dimensione laterale. Suggestiva, ma periferica.

La domanda, allora, non è se i cammini siano importanti. Lo sono. La domanda è se vogliono diventare rilevanti.

E per esserlo, devono smettere di raccontarsi come già vincenti. Devono iniziare, piuttosto, a interrogarsi come sistema incompiuto. Con meno autocelebrazione e più strategia. Con meno frammentazione e più rete, per costruire finalmente un sistema italiano dei percorsi degno di questo nome.

Altrimenti continueranno a camminare. Ma senza spostare poco e talvolta nulla.

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Direttore responsabile

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