Feder Cammini
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Le Portatrici carniche affrontavano impervi sentieri con carichi di 40 kg per approvvigionare i soldati al fronte


Le pagine della storia sono piene di camminatrici che passo dopo passo, schivando il fuoco nemico e le rappresaglie, hanno dato un contributo determinante agli eventi bellici; le staffette partigiane per esempio.

Molto meno si è scritto sulle Portatrici carniche, donne coraggiose che hanno camminato sugli impervi sentieri, senza ovviamente le moderne attrezzature disponibili ai giorni nostri, sfidando i colpi dei cecchini delle truppe austro-ungariche con postazioni schierate a pochi metri. La loro è una storia eroica di donne che hanno contribuito con il loro coraggio ad aiutare i soldati al fronte fornendo loro materiale per la realizzazione delle infrastrutture difensive, munizioni e cibo e riscendo carichi di feriti da portare a valle.

La loro storia è molto ben raccontata da Ilaria Tuti nel libro “Fiore di Roccia ” che celebra il coraggio e la resilienza delle donne, la capacità di abnegazione di contadine umili ma forti nel desiderio di pace e pronte a sacrificarsi per aiutare i militari al fronte durante la Prima guerra mondiale. Un libro che ha avuto il merito di restituire le memorie di gesta di eroine dimenticate che hanno camminato in condizioni climaticamente estreme, in una zona di fronte molto pericolosa rischianando la vita per aiutare gli altri.

dal libro “Fiore di Roccia”

” Risaliamo per ore, nella neve che arriva fino alle ginocchia, per raggiungere il fronte. Il nemico, con i suoi cecchini – diavoli bianchi, li chiamano – ci tiene sotto tiro. Ma noi cantiamo e preghiamo, mentre ci arrampichiamo con gli scarpetz ai piedi. Ci aggrappiamo agli speroni con tutte le nostre forze, proprio come fanno le stelle alpine, i «fiori di roccia».  

Maria Plozner Mentil

Fra le portatrici carniche Maria Plozner Mentil è l’icona, unica donna a cui sia stata intitolata una caserma, oltre che la prima a ricevere, anche se solo nel 1997, la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Proprio il non essere state militarizzate ha fatto sì che non solo non ricevessero il sostegno economico spettato invece ai soldati che avevano combattuto nel conflitto, ma soprattutto le ha fatte dimenticare molto a lungo. Eppure, per chi al fronte si trovava davvero, le Portatrici erano considerate al pari di un reparto, e veniva loro rispettosamente rivolto il saluto militare.

Maria Plozner Mentil era una giovane madre, venne colpita da un cecchino mentre saliva a consegnare i rifornimenti. Fu sepolta con gli onori militari sotto i bombardamenti, in presenza di tutte le sue compagne e di un picchetto militare.

Ora si trova nel Tempio Ossario di Timau, insieme a 1626 alpini, fanti e bersaglieri. All’ingresso, la scritta: «Ricordati che quelli che qui riposano si sono sacrificati anche per te». Si ritrova molto di lei nei personaggi del libro. 

Un sentiero del CAI è dedicato alle Portatrici carniche.

Foto pricipale youreporter.it

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