Feder Cammini
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Le variazioni metereoliche improvvise in ambiente montano possono essere un pericolo. Ecco come affrontarle


Può capitare durante le nostre escursioni di venir sorpresi da un temporale o da una semplice pioggia. Questo fenomeno che fino a pochi decenni or sono era abbastanza prevedibile, negli ultimi anni con il tropicalizzarsi del meteo ha assunto connotazioni più estreme ed imprevedibili. Cosa fare in questi casi? Possiamo prevedere l’imprevedibile e superare queste situazioni in sicurezza?

Fortunatamente nel mio peregrinare in Appennino sono sempre stato abbastanza fortunato, ma comunque in tutti questi anni (oramai oltre 10) anche io mi sono imbattuto in giornate belle che si sono concluse con un bel acquazzone che mi sono preso in tutto il suo gocciolante splendore.

Ecco alcuni esempi dettati dalla mia esperienza e da qualche ricerca su come comportarsi e cosa fare se veniamo sorpresi da un temporale/pioggia improvviso in montagna.

Qualche consiglio

1 Previsione – come sempre la regola da seguire è la solita “prevenire è meglio che curare”.

Ovviamente è una azione da fare a tavolino il giorno prima o meglio due gg prima; ma non sempre ci riusciamo ed allora dobbiamo adattarci sul campo. L’ambiente inizia a scurirsi, l’aria si carica di umidità, e le nuvole si avvicinano in fretta ed hanno un colore che da bianco latte si spinge verso il grigio scuro?

E’ chiaro che dobbiamo valutare, magari abortire la meta se non siamo troppo lontani dalla partenza e tornare indietro. Oppure se siamo vicini ad un rifugio o riparo, ci conviene tornare su i nostri passi e fermaci al rifugio per poi proseguire.

Non è facile ma dobbiamo capire la traiettoria delle nubi e stimare quando ci colpirà; fatto questo decidere dove andare.

2 Regola del 30 se in lontananza vediamo un lampo, cominciamo a contare fino a trenta ed in base a quando sentiamo il rumore possiamo (molto empiricamente possiamo stimare un minuto ogni secondo) valutare la distanza del fronte temporalesco. Più basso è il numero che contiamo ex 10 più vicino sarà la pioggia. Per dare una metrica di riferimento, se tra tuono e lampo passano 5 secondi significa che il lampo è caduto a non più di 1500 mt da noi.

3 Segni premonitori – alcune volte in montagna , benché da noi vi sono molti rifugi o case abbandonate che posiamo usare come riparo occasionale non sempre sono raggiungibili nel tempo che abbiamo a disposizione.

Se il temporale ci è avvicinato molto, possiamo anche vedere le scariche di pioggia, se sentiamo nell’aria quella particolare fragranza di ozono tipica dei momenti che precedono la pioggia ed i peli sulle braccia si rizzano, allora abbiamo un problema. Il temporale ci ha raggiunto prima che riusciamo a raggiungere un riparo; cosa afre adesso? Dobbiamo assumere la posizione di sicurezza.

Se abbiamo parti metalliche od in carbonio quali piccozze, bastoncini da trekking o sci, abbandoniamole a una decina di metri da noi ed allontaniamoci. Spegniamo anche tutti i dispositivi elettrici che abbiamo; anche perché dopo la perturbazione ci serviranno per tornare sicuri verso casa ed inoltre la loro sostituzione ha un costo.

4 Posizione di sicurezza – la posizione di sicurezza consiste nell’accucciarsi sul terreno in posizione fetale. Lo scopo è quello di formare una sola ed uniforme superficie di contatto col terreno. Non dobbiamo essere il corpo più alto della zona e meglio se ci distacchiamo dal terreno o accucciandosi sullo zaino ( i zaini moderni non hanno parti metalliche al loro interno), meglio ancora se ci stacchiamo dal terreno con un telo plastificato.

Se siete in un gruppo distanziatevi di una decina di metri l’un l’altro, per non creare micro zone più calde del terreno con correnti di aria calda in risalita ch e attirerebbero il fulmine.

5 Primo soccorso – se nonostante abbiate applicato la regola del 30, la posizione di sicurezza, e vi siete allontanati da materiali ferrosi di 250 metri siete stati così sfortunati da essere colpiti da un fulmine, è bene sapere che in circa 80% dei casi non è mortale. I sintomi peggiori riscontrabili sono : perdita di conoscenza, dolori al petto, problemi divista difficoltà a respirare o stare in piedi. Se dopo alcuni minuti i sintomi non passano la sola soluzione è quella di chiamare i soccorsi ed il CNSAS

6 Luoghi sicuri – oltre i rifugi, non ci sono poi tanti luoghi sicuri. Certo un bosco è meglio di una vetta, specialmente se di larici che sono tra le piante quelle più soggette ad essere colpite e zone depresse come conche od avvallamenti sono meglio di una zona aperta. Alla disperata meglio una grotta che niente, ma a patto di stare lontano dalle pareti ed attenzione ai precedenti inquilini e a ai possibili rivoli d’acqua che le percorrono.

6a Luoghi non sicuri – cime dei monti, vette, creste esposte, canaloni, vie ferrate, croci di vetta e tralicci della luce, alberi e/o grossi massi isolati, anfratti rocciosi. Ma anche massi isolati posti su una piana; qualsiasi cosa che possa trasformarsi in un parafulmine.

7 Fuochi di S.Elmo – come se non ci fossero abbastanza variabili, dobbiamo anche considerare i Fuochi di San Elmo, cioè delle scariche elettriche silenziose che suggeriscono la caduta nelle vicinanze di un fulmine. Spesso si sviluppano all’interno di nuvole basse che in montagna sono frequenti. Potremmo dire molto semplicisticamente che i fuochi di S. Elmo sono dei fulmini premonitori che viaggiano in orizzontale.

Generalmente si sviluppano tra nubi e strutture metalliche che sono inglobate dalla nubi quali ad esempio croci di vetta e tralicci della corrente. Inoltre alcune volte si ripetono a breve distanza di tempo; dunque dopo aver visto il primo meglio allontanarsi da quel punto di almeno 20/25 metri.

Conclusioni

Per evitare di farci sorprendere da un temporale e rischiare inutilmente possiamo fare poche e semplici cose: guardare un sito/canale/bollettino meteo affidabile. In caso di temporale portarci in una zona concava o dove noi NON siamo il punto più alto e metterci in posizone di sicurezza. Infine trovare un riparo in attesa che la perturbazione passi.

Voglio infine raccomandarvi di usare sempre e comunque il buon senso e che l’escursionista più forte non è quello che sempre arriva, ma quello che torna sempre a casa…..possibilmente tutto intero.

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Geologo, guida ambientale escursionistica Aigae (Er 366) e divulgatore scientifico.

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