Feder Cammini
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Come comportarsi quando capita di “andare in crisi” durante un trekking, una escursione, o durante un cammino.


In questo periodo carico di problemi (la pandemia da Covid-19 è finita ma le conseguenze ancora persistono) spesso e volentieri anche durante le uscite più rilassanti possiamo essere travolti da un momento di crisi.

Le cause possono essere mille: crisi fisica, crisi energetica o crisi mentale, ma le soluzioni per venirne fuori sempre le stesse; può capitare a tutti, nessuno è Superman.

Anche io lo scorso anno sono stato vittima di una di queste crisi e su un sentiero relativamente facile, di circa 8/9 km su sentiero ben visibile ed a quote attorno ai 1000 mslm……non sulle ferrate del Ama Dablam.

Durante la seconda parte, con pranzo fatto, sole caldo e venticello tiepido, all’improvviso…panico!! Cosa faccio, dove vado, mi sento disorientato, non sò dove sono, la mappa la consulto ma vedo solo un foglio pieno di segni che non capisco…..cavolo e adesso? Dai Andrea stringi i denti ed arriva più avanti all’ombra di quell’albero – mi dico – bevi un goccio d’acqua rilassati respira e pensa.

Detto fatto, arrivo alla pianta, mi siedo su un masso, apro la borraccia e bevo un sorso di tè, mi chino a chiudere lo zaino….e cosa vedo in lontananza? La mia auto che mi aspetta a meno di un chilometro sul crinale….crisi finita.

Come fare a superare una crisi

Ma il punto è cosa fare se la crisi non passa? Forse banale, quasi scontato ma sarebbe meglio non arrivarci; dunque stiamo lontani da quelle situazioni che sono troppo oltre le nostre capacità, non cerchiamo i guai, tanto sono già loro che cercano noi, non andiamo loro in contro. Raffaele Gaito grande Youtuber sostiene e concordo:

Non uscire mai dalla tua zona di confort, meglio allargarla – cit.

Ma quando siamo in piena crisi piangere, flagellarsi, e dire poverino me, miserino me non serve a molto.

Nel mio caso venivamo dal primo lockdown, pressione psicologica a mille e problemi correlati, vedi lavoro che hanno caricato un banale disorientamento con problemi che non esistevano; ero in una valle chiusa, su un crinale con solo una via percorribile…….anche un cieco avrebbe trovato la strada

Crisi quali sono?

Generalmente le crisi sono date da:

1- crisi energetica: chiediamo troppo al nostro metabolismo e non essendo abbastanza allenati andiamo in crisi. Ci serve dunque benzina fresca e subito, possibilmente che bruci in fretta; gettonatissimi cioccolata, panini ecc. cose che però hanno bisogno di ore per essere metabolizzate e fornire energia.

Allora se non funziona la cioccolata passiamo allo zucchero? Direi di no, anzi NI.

Non tutti gli zuccheri sono uguali, certo non dobbiamo buttar giù tre bustine di zucchero di canna che abbiamo preso al bar; non servirebbero a molto se non farci esclamare “picco glicemico i loveyou”.

Dunque sorvolando su zuccheri ad alto valore glicemico, pensiamo di portare con noi fruttosio e saccarosio, che in buste monodose si trovano in farmacia o negozi per sportivi.

2- crisi psicologica spesso è concausa di quella fisica sia nel bene che nel male.

Come la nostra mente ha 1500 mila potenzialità che non conosciamo ed è in grado di aiutarci, allo stesso modo può farci cadere in crisi, suggerirci di mollare tutto e di lasciarci andare.

Ma questo è un meccanismo di autoconservazione che ognuno di noi deve imparare a gestire nel corso della propria vita con esperienza ed un pizzico di coraggio.

Crisi cosa fare?

Che approccio dobbiamo tenere per uscre dal tunnel? Ci lasciamo andare e abbandoniamo alal nostra sorte? Non servirebbe a molto, dunque visto che siamo nel bel mezzo del bosco, a 3 chilometri dall’auto e dobbiamo tornare a casa dalla moglie, rimbocchiamoci gli attributi (psichici e fisici) only the brave ed avanti un passo dopo l’altro.

Non esiste una regola aurea per queste situazioni visto che dobbiamo entrare nelle psiche e nella vita delle persone che ha tante variabili quanto la popolazione umana. Però vi sono regole di buon senso sempre da tenere presente:

A – il panico non serve, meglio una pinto liberatorio di un minuto e poi tronare a concentrarsi su piccole cose da fare per tornare a casa ( ex arrivo fino a quella pianta, faccio 100 passi ecc…);

B – guardare la punta degli scarponi ignorando il sentiero e alzare la testa solo dopo, per sempio 5 minuti o se arriviamo ad un bivio;

C – se sei con una persona che è andata in crisi cerca di distrarla falla parlare mentre cammina;

D – mai dare informazioni contrastanti che possano mettere ulteriormente in crisi il camminatore

Questi sono solo alcuni consigli dettati dalla mia esperienza di guida e personale. Nel mio caso posso dire con tranquillità che quelal brutta esperienza mi è servita perchè ho imparato qualcosa su di mè.

….. e ricordate l’escursionista più forte non è quello che non si arrende mai, ma quello che torna sempre a casa.

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Geologo, guida ambientale escursionistica Aigae (Er 366) redattore di Francigena News e divulgatore scientifico.

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