Cammino Raduno
Cammino Raduno

Il tratto italiano del Cammino di San Colombano, 330 km di spettacolari paesaggi fra piccoli borghi sul lago, grandi città e la splendida Val Trebbia 


Il Cammino di San Colombano è un’antica via di pellegrinaggio, secondo fonti attendibili la più antica, e ricalca le orme dell’abate nei suoi ultimi 25 anni di vita passati a viaggiare. Un itinerario spirituale che attraversa mezza Europa; parte dall’Irlanda, passa per la Francia, Germania, Svizzera e l’Austria prima di collegarsi all’Italia. E’ un itinerario in gran parte segnalato da tabelle metalliche marroni con il nome del cammino e il caratteristico logo dell’Associazione Europea, installate lungo i tratti in cui transitano anche veicoli a motore. Il percorso con pochi dislivelli è di facile percorrenza ed è ricco di storia e spiritualità, luoghi di cultura e città da visitare, sfiorando i laghi e percorrendo la meravigliosa Val Trebbia fino a Bobbio.

Il tratto italiano del Cammino di San Colombano

Il tratto finale del Cammino di San Colombano, oggetto di una recente valorizzazione, si sviluppa in Italia su circa 330 chilometri suddivisi in 18 tappe. La partenza è da Villa di Chiavenna, piccolo e caratteristico borgo a pochi chilometri dal confine svizzero. Li, il santo missionario abate irlandese San Colombano arrivò nel 612 proveniente dal Passo del Settimo, strategico valico di transito che perse importanza dopo la realizzazione del San Gottardo. Da qui il missionario puntò su Milano seguendo il corso del fiume Mera e costeggiando il lato orientale del lago di Como arrivò a Lecco. In questo tratto di cammino il panorama che si apre agli occhi di viandanti e pellegrini dei nostri giorni è incantevole. Piccoli borghi adagiati sulle sponde del lago con le sue acque limpide circondante da imponenti montagne, restituiscono un panorama mozzafiato.

Varenna @Daniel Case

Si attraversa Novate, Curcio, Dervio, Bellano e Varenna, un caratteristico borgo di pescatori denominato “La perla del Lario”. Proseguendo si toccano altre due località del territorio lariano, Lierna e Abbadia dove si incrocia il Sentiero del Viandante prima di seguire il corso del fiume Adda passando Olginate e Brivio per arrivare nell’area della città metropolitana di Milano.

La città merita una sosta di due giorni se si vuole vedere il Duomo, il Museo del Cenacolo Vinciano (occorre prenotare con un certo anticipo), il cimitero Monumentale che da molto tempo è stato inserito come punto d’interesse turistico. (Nella foto Piazza Santa Maria delle Grazie – Milano. @Brgilo)

Realizzato da Carlo Maciachini e divenuto “Monumento” della milanesità, nelle sculture ed architetture è possibile ripercorrere una parte della storia artistica della città, dal realismo di fine Ottocento al liberty dell’inizio del Novecento.

Al cimitero Monumentale (nella foto di Paolo Bon)sono sepolti molti personaggi illustri che hanno fatto la storia della città meneghina fra cui Alessandro Manzoni. Uscendo dalla città si arriva all’estrema periferia sud fino all’Abbazia di Chiaravalle uno tra i più importanti complessi monastici italiani, situato all’interno del Parco Agricolo Sud Milano.

Da Milano a Bobbio

Da qui si lascia la città percorrendo strade prevalentemente asfaltate e con traffico veicolare, anche se sono presenti diverse piste ciclabili, soprattutto da Melegnano verso la provincia di Lodi.

Il cammino in questo tratto è quello tipico della Pianura Padana fra campi coltivati, zone industriali, paesi satelliti dove di giorno gira poca gente mentre la sera si ripopolano dopo una giornata di lavoro. Proseguendo si arriva a Sant’Angelo Lodigiano, paese natale di Santa Francesca Cabrini.

E’ possibile visitare la casa dove la santa è nata e vissuta per un certo periodo di tempo e il caratteristico castello Bolognini, situato in centro paese. Da Sant’Angelo Lodigiano si arriva a San Colombano al Lambro, exclave della provincia di Milano, adagiato ai piedi del Parco della Collina di San Colombano.

È un territorio a tradizione vinicola dove si produce il vino di Milano e la storia racconta che fu proprio San Colombano ad insegnare le tecniche vinicole tramandate fino ai giorni nostri.

Parco della Collina di San Colombano

Da San Colombano, scollinando un dolce rilievo di circa 150 metri la vista si apre sull’Oltrepò Pavese e l’Appenino piacentino e si arriva a Corte Sant’Andrea, sul Guado di Sigerico e San Colombano (doppia denominazione attribuita non molto tempo fa).

Questo è un punto d’incontro con i pellegrini sulla Via Francigena. Infatti, Corte Sant’Andrea è il punto di approdo del taxi fluviale che consente di guadare il fiume Po ricalcando le orme di Sigerico e San Colombano ed approdando a Soprarivo di Calendasco.

Da qui si cammina nella pianura piacentina prima di iniziare ad entrare nella splendida Val Trebbia, definita da Ernest Hemingway “la valle più bella del mondo” dove si può ammirare la Pietra Parcellara e la Pietra Perduca, due vette non molto alte che isolate si elevano dal terreno richiamando l’attenzione.

Pietra Parcellara @Anglisari Alessandro

Si prosegue ancora con le acque pulite del fiume Trebbia che scorrono fra le montagne regalando scorci meravigliosi, si attraversano caratteristici borghi con le tipiche case in sasso piacentino prima di arrivare a Bobbio. La storia di Bobbio si identifica con quella dell’Abbazia fondata nel 614 da San Colombano, che nell’Alto Medioevo diviene una delle principali sedi della cultura religiosa medioevale in Italia, con un famoso scriptorium ed una celebre biblioteca.

Poi la meta finale all’Eremo di San Michele, eretto da San Colombano è situato all’interno di un anfratto alto circa 5 metri, nella valle del torrente Curiasca di San Michele, affluente del fiume Trebbia.

Ponte Gobbo Bobbio @Gualtiero Biassoni

La guida sul Cammino di San Colombano

E’ stata recentemente pubblicata da Terre di Mezzo Editore la prima guida ufficiale del Cammino di San Colombano, scritta da Caterina Barbuscia e Valeria Beretta, disponibile per l’acquisto cliccando qui.

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Giornalista, fondatore di Francigena News. Ho collaborato per diversi anni con il Gruppo l'Espresso scrivendo praticamente di tutto prima di dedicarmi esclusivamente al turismo lento outdoor. Sono un assiduo sbobinatore di diari di viaggi lenti alla ricerca di emozioni da raccontare.

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