Camminare è una filosofia. Perché si decide di andare a piedi

Camminare è una filosofia. Perché si decide di andare a piedi

Camminando si abita un paesaggio e non si e’ mai soli. Si è in compagnia di ciò che ci circonda, si è in due, in un dialogo tra il corpo e l’anima


Camminare è una filosofia. Un gesto elementare che abbiamo imparato da bambini, ma dal significato molto più profondo. Sempre più persone decidono di praticare l’andare a piedi per ritrovare la dimensione del tempo e guardare dentro se stessi. Magari lontano dalla quotidianità.

Viandanti in cammino

Camminare allora non si riduce solamente ad uno sport o ad un movimento automatico e superficiale. È un’esperienza universale, “un’opportunità di tornare a godere dell’intensità del cielo e della forza del paesaggio” come ricorda Frédéric Gros, docente di Filosofia all’Università di Parigi autore del libro ‘Andare a piedi. Filosofia del Camminare’, ed. Garzanti 2013.

Ecco che allora l’atto di camminare offre una libertà. Quella sospensiva, che ci libera dalle preoccupazioni e una ribelle. Andare lontano non importa dove, osare un cambiamento. La libertà di non essere nessuno.

Camminando si abita un paesaggio. E lo si vive a passo lento. “Le giornata passate a camminare lentamente sono le più lunghe“. Camminando non si è mai soli. Si è in compagnia di ciò che ci circonda, si è in due, in un dialogo tra il corpo e l’anima. 

Silvia Iuliano (articolo d’archivio)

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