Simone Ruscetta, ex voce di Radio Bruno, ha accompagnato oltre cento gruppi sul Cammino di Santiago, trasformando chilometri in storie di rinascita e crescita personale
Non è un record ufficiale, ma si misura in chilometri percorsi, sorrisi condivisi e vite cambiate. Dal 2018 a oggi, Simone Ruscetta, modenese di 53 anni ed ex voce storica di Radio Bruno per quasi trent’anni, ha accompagnato gruppi di italiani sul Cammino di Santiago per oltre cento volte. Cento partenze, cento arrivi, cento «ce l’ho fatta».
Una traiettoria che si snoda tra Portogallo, Francia e Spagna: in media 115 chilometri per volta, passo dopo passo, insieme a chi parte con uno zaino leggero e domande pesanti. Eppure, dieci anni fa, un’esperienza del genere sarebbe sembrata impossibile.
«Sono sempre stato pigro», racconta Simone Ruscetta. «Lo sport era un binario parallelo destinato a non incontrarsi mai con la mia vita». L’idea del Cammino arriva in un momento complicato: difficoltà personali, lavorative, il bisogno di fare qualcosa di diverso. Non una rivelazione mistica, ma un’immagine che lo incuriosisce: «Mi sembrava una cavolata enorme. Però mi attirava». Parte quasi per sfida, per cinque giorni, senza grande preparazione fisica. Non torna illuminato, ma qualcosa si muove. «I semi a volte germogliano subito, a volte hanno bisogno di tempo».
Dal primo viaggio a un libro di successo
Al ritorno scrive una guida pratica pensata per chi affronta il Cammino per la prima volta: Come fare il primo Cammino di Santiago, oggi oltre 13mila copie. Inizia a condividere esperienze sui social e, poco dopo, una proposta lo cambia: diventare accompagnatore di gruppo. «Non avevo idea di cosa significasse. Ho detto sì quasi per caso. E ho capito che quella era la mia dimensione».
La condivisione, che per anni aveva avuto il microfono come strumento, si trasferisce sui sentieri polverosi e nelle chiacchiere serali negli «albergues» o negli hotel. Nel 2022 lascia definitivamente la radio: le due vite non erano più compatibili.
Il Cammino, tra dolore e rinascita
Chi pensa al Cammino come a un’esperienza necessariamente mistica si sbaglia. Un tempo era percorso da grandi peccatori in cerca di espiazione. Oggi, secondo l’Oficina del Peregrino, solo il 30% dei pellegrini parte per motivi religiosi. «Nella mia esperienza, il 90% arriva con un dolore: un lutto, una malattia, una frattura. Persone che hanno bisogno di ripartire», spiega Simone.
L’anima del Cammino emerge non tanto nella fatica fisica quanto nel messaggio di accoglienza: «Attraversare il Portico della Gloria della cattedrale significa: benvenuto, ti stavamo aspettando, c’è posto anche per te. Perdono da chiedere, sì, ma anche da concedersi».
Donne, trasformazione e nuove possibilità
Nei gruppi di Simone Ruscetta, il 70% sono donne, spesso spinte a partire da stereotipi: «Non è una cosa per te». Eppure, alla fine del Cammino, negli occhi dei pellegrini si legge una trasformazione evidente: «Quando arrivano a Santiago, capiscono che se ce l’hanno fatta lì, possono affrontare altro nella loro vita».
Il Cammino pop e l’effetto Zalone
Il film Buen Camino di Checco Zalone ha acceso un dibattito tra puristi e appassionati. «Ha sdoganato il Cammino, lo ha reso accessibile. Ha tolto quell’idea elitaria: non serve percorrere 800 chilometri, dormire negli ostelli o recitare preghiere ogni giorno», commenta Ruscetta. La fatica c’è, ma il messaggio non è mortificazione: è rinnovamento.
Oltre i chilometri
Oggi i pellegrini ufficiali superano il mezzo milione all’anno. Con quelli non registrati, si sfiora il milione. E Simone? «Mai stanco. Ogni gruppo è diverso, ogni storia è diversa. Spero di lasciare qualcosa ai pellegrini, ma alla fine ricevo sempre moltissimo».
Da Modena a Santiago: cento volte e altre cento, e ogni volta come fosse la prima.






























